Nasce il COORDINAMENTO degli ACQUEDOTTI CONSORTILI

Nel marzo del 2013 il sindaco Bonifazi scriveva una lettera all’AIT per chiedergli di prendere provvedimenti contro la sussistenza dei numerosi (136) acquedotti consortili che, in Maremma, servono 6500 utenze (circa 20 mila utenti e 430 km di tubi).

Al tempo della costituzione dell’Ente Maremma la fornitura dell’acqua non poteva essere assicurata in maniera puntuale a tutti i nuovi poderi e gli acquedotti comunali richiedevano, agli agricoltori appena insediati, di costituire un consorzio per realizzare un proprio acquedotto, connesso direttamente alla condotta dorsale, con la promessa di acquisirne, in un secondo tempo, la gestione.

Questa misura provvisoria è stata invece resa definitiva con la privatizzazione del 2002, quando il gestore privato ha chiesto, ed ottenuto, di non dover sottostare all’impegno preso dal gestore pubblico di acquisire questi consorzi.

L’ATO 6 (l’organo di controllo politico del servizio dell’epoca) ha deliberato, nel 2002 e 2005, una procedura di acquisizione dei consorzi da parte dei gestori privati, ma questa è talmente complessa e vessatoria che, ad oggi, nessun consorzio è riuscito a soddisfarne i termini.

In realtà, l’Acquedotto del Fiora, non ha alcun interesse ad acquisire i consorzi, perché questi rappresentano, per lui, la gallina dalle uova d’oro :

  • Il consorzio paga, a tariffa piena, tutte le perdite occulte del proprio acquedotto, quindi i suoi utenti, al contrario di quelli ordinari, dotati di contatore diretto, pagano anche l’acqua che si disperde a monte del loro contatore divisionale.
  • Tutte le spese di manutenzione e riparazioni restano a carico dei consorziati.
  • Nella maggior parte dei casi l’AdF emette una sola fattura ed una sola lettura per consorzi con decine o centinaia di utenti. L’onere della ripartizione, della contabilità e della fatturazione finale, restando a carico del consorzio;
  • Gli utenti dei consorzi pagano l’acqua a prezzo pieno, come se fossero utenti finali dell’AdF.

La difformità di trattamento tra utenti di un medesimo servizio è palese e ingiustificata, perché anche di fronte alla manifesta incapacità della politica di ricomporla, il gestore dovrebbe, da subito (ed in maniera anche retroattiva) riconoscere ai consorzi lo status di “acquirenti all’ingrosso” e praticare loro dei prezzi sensibilmente inferiori, come prescrive la logica di mercato a cui l’acqua è stata, purtroppo, assoggettata.

E’ noto infatti, che malgrado tutto, l’acqua, alla sorgente, è rimasta pubblica e gratuita, e che quel si paga in bolletta (o si dovrebbe pagare) è il solo costo di portarla fino alle nostre case.

Ora, se la metà di tale servizio è svolto dalla rete consortile (E’ nell’ultimo miglio, che si interrano le centinaia di km di tubo, per la distribuzione capillare, e che si annidano quasi tutte le perdite, anche nella rete del gestore) la logica vorrebbe che l’acqua fosse da loro pagata a metà prezzo (o in maniera comunque proporzionale al servizio effettivamente ricevuto)

Al Sindaco Bonifazi, che nella sua ubiquità, siede oggi anche sulla poltrona di Presidente della Provincia e  dell’Autorità Idrica Toscana, ricoprendo contemporaneamente le tre principali cariche deputate alla soluzione di questo annoso problema, ci permettiamo di ricordare i suoi impegni del 2013 e lo invitiamo a produrre finalmente qualche azione concreta.

N.B.

Il comitato dell’Acqua Bene Comune sta dando vita ad un coordinamento degli acquedotti consortili al fine di avviare una piattaforma comune di rivendicazione. Ed invitiamo tutti i presidenti o gli utenti dei consorzi a prendere contatto con l’associazione ( e.mail: bcg@inventati.org, fb: https://www.facebook.com/acquedotticonsortiligr telefono: Alberto: 3280080363)

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